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Barcodes

Simulacri cinetici

 

Dal 23 aprile 2016 

A cura di Matteo Fieni

Questa ricerca si basa sull’analogia formale tra i motivi grafici (pattern) adottati dal sistema del codice a barre (barcode) e i motivi fotografici che si possono ottenere attraverso un processo meccanico. Tracciabilità, controllo e valutazione critica dei dati informatici sono correlati alle reazioni che producono sul pensiero. Sistemi economici (mercato), disegno e paesaggio (architettura e urbanistica), luoghi (centri di consumo) vengono così completamente incanalati lungo la filiera consumistica e trasformati nella loro stessa fruizione.

Il tutto si traduce in un approccio sociografico influenzato dal panorama mediatico e virtuale, che svolge un ruolo fondamentale nel contemporaneo. Il costante rimodellamento tra domanda e offerta produce un flusso di dati sempre più veloce e dinamico, rendendo il presente più distante dal reale, e impossibile da fermare. Le immagini sono quindi da intendere come riflesso di questo processo di alterazione fisico-percettiva. Il rapporto tra manipolazione fotografica (ottica) e manipolazione sociale, simulazione e dissimulazione della realtà è da vedersi come analisi puramente artistica e ispirata alla poetica dello scrittore di fantascienza Philip K. Dick.

Matteo Fieni 

Dicembre 2037

Bibliografia critica  

 

Agamben, Giorgio, L’uomo senza contenuto, (1994), Quodlibet 

Barthes, Roland, La camera chiara, Nota sulla fotografia (1980), Gli Struzzi 230, Einaudi 

Baudrillard, Jean, Simulacra and Simulation, (2016), Michigan

Belting, Hans, Antropologia delle immagini, 2013, Carocci Editore

Benjamin, Walter, L’opera d’arte nell’epoca delle sua riproducibilità tecnica, Arte e società di massa (1966-1991), Piccola Biblioteca Einaud

Clair, Jean, Critica della modernità, Considerazione sullo stato delle belle arti, 1983, Umberto Allemandi & C.

Dick, K. Philip, I simulacri, (1998), Fanucci Editore

Flusser, Vilém, Per una filosofia della fotografia, 2006, Bruno Mondadori

Foucault, Michel, Surveiller et punir, 1975, Edition Gallimard

Freund, Gisèle, Photographie et societé, (1974), Editions du Seuil

Frigeni, Veronica, L’incoscio ottico delal storia: per una retorica della visione perturbante in Antonio Tabucchi, Between, IV.7 (2014), http://Between-journal.it/

Gimpel, Jean, Contro l’arte e gli artisti, Nascita di una religione, (2000), Bollati Borighieri

La Cecla, Franco, Contro l’urbanistica, (2014), Einaudi

Latouche, Serge, L’occidentalizzazione del mondo, (1989), Bollati Boringhieri

Leonardi, Nicoletta, Fotografia e materialità in Italia, Franco Vaccari, Mario Cresi, Guido Guidi, Luigi Ghirri (2013), Postmediabooks

Krauss, Rosalind, L’inconscio ottico, (2008), Bruno Mondadori

Mohnoly-Nagy, Lazlo, Pittura, Fotografia e Film, (1987), Piccola Biblioteca Einaudi

Rovelli, Carlo, Sette brevi lezioni di fisica, 2014, Adephi

Salingrados, A., Nikos, Antiarchitettura e demolizione, La fine dell’architettura modernista, 2005, Libreria Editirce Fiorentina

Sontag, Susan, Sur la photographe,1993, Christian burgois Editeur

Vaccari, Franco, Fotografia e inconscio tecnologico, (1994), Agorà Editrice

Didascalia

Hommage a Philip K. Dick

Bellevue, Zürich (CH, 2016)

Lightbox, stampa Lamda, dimensioni 110 x 75 cm

"Barcodes", fotografia come astrazione

 

Barcodes affronta da un punto di vista estetico-tecnico il processo di transizione che porta l’essenza di un immagine da iconodula, vale a dire venerativa, a iconoclasta spostandosi sul piano concettuale per concentrarsi più sulla forma che sui soggetti tout court. Volendo rendere analitica questa ricerca, possiamo parlare di una fotografia che parte da un approccio architettonico/urbanistico e, attraverso una manipolazione puramente ottica, sublima il reale suddividendolo nei propri patterns e trasformando il disegno/paesaggio originario in strutture principalmente di natura luminosa.

Si tratta di un'operazione "iconoclasta", nel senso etimologico del "rompere un'immagine", che fa pensare a un mosaico estremamente estetico, che rende la fotografia astratta. Il processo si potrebbe definire di “pura ucronia documentaristica”, poiché frammenta il tempo, immettendolo nella spazialità. Questi simulacri (rif. Baudrillard) cinetici ottenuti in “one take” (ovvero senza l’ausilio di lavorazioni in post-produzione), rispettano quell’inconscio ottico/tecnico cui molti teorici fanno riferimento (Krauss/ Benjamin/ Vaccari).

Questa nuova ricerca può essere considerata, per il suo approccio “paratattico” e “multiplopico”, onnivora poiché ingloba diversi generi fotografici, spostandosi per esempio dal livello documentaristico a quello ritrattistico, per approdare allo studio del moto dei corpi (futurismo, cinetica), senza stravolgere la propria natura. Barcodes potrebbe esser considerato come un naturale continuum delle avanguardie storiche ed associato, per estetica, al lavoro di Mario Cresci.

 

Matrix

Financial Institute, Oerlikon-Zürich, 2016